Io ritorno a casa

Il giorno 27 di dicembre 2008, Fatimatà e Suor Felicité si sono imbarcate all’aeroporto di Venezia per tornare in Burkina Faso. Grazie alla dieta natalizia, Fatimatà si porterà a casa qualche chiletto in più che non guasta mai. Dal canto nostro non possiamo che combattere la nostalgia con la gioia leggibile sui suoi occhi. Fatimatà torna a casa felice di essere guarita, felice di rivedere la sua mamma e forse anche felice di lasciare il freddo inverno bresciano.

Fatimatà torna a casa!
Fatimatà torna a casa!

Per quanto mi riguarda se gli impegni di lavoro me lo permetteranno ho in programma di partire per il Burkina Faso a marzo.

Per ora, in bocca al lupo Fatì!!

Giovedì 4 Dicembre 2008

Ore 7:30, preparazione all’intervento e trasferimento al Blocco Operatorio. Ore 21:00 circa, fine intervento e trasferimento in Rianimazione Post-operatoria. Fatimatà ha resistito brillantemente, è stata Bravissima! Altrettanto lo sono stati i neurochirurghi, l’anestesista ed il personale tutto di sala operatoria.

Domani si entra…

Si! Domani pomeriggio finalmente Fatimatà entrerà in ospedale. E’ per tutti un’ottima notizia. A casa fino ad ora siamo riusciti a darle tutta l’assistenza necessaria ma si tratta pur sempre di un’attesa tanto più dura quanto più evidenti sono i segnali della sua sofferenza. Fatimatà trascorre gran parte del suo tempo a letto, dormendo o cercando di dormire, non risponde volentieri agli stimoli e la compagnia, anche quella degli altri bambini pare più un peso che un piacere. Spesso fatica a finire il pasto, mostrando una chiara volontà di sdraiarsi. La luce la disturba e il dolore per l’occhio con l’ulcera corneale la obbliga a tenere quasi sempre gli occhi chiusi anche quando mangia e non proferisce parola. Questa sera a cena è andata meglio. Aiutata a mangiare, Fatimatà ha finito tutto il suo piatto, più i mandarini, che le piacciono molto e una mezza fetta di pandoro. Prima di cena ha preso l’antibiotico e un farmaco che aiuta il suo cervello a sopportare la pressione esercitata dal tumore. E’ questa pressione che crea lo stato di torpore doloroso in cui si trova la maggior parte del tempo. Normalmente dopo cena Suor Feicitè la prepara per andare a letto e in ultimo c’è la medicazione dell’occhio sinistro, molto infiammato e gonfio. Se pur imbevuta di unguento, la garza che bisogna applicarle le da molto dolore, rendendo questa operazione abbastanza traumatica. Per tutti. Non è possibile lasciare l’occhio scoperto, tuttavia stavolta abbiamo provato a sostituire la garza con una coppetta di plastica che appoggiando sulla pelle tutta intorno all’orbita non tocca in nessun modo l’occhio. Avevamo provato anche due giorni fa questa soluzione tra l’altro suggeritaci dall’oculista, e tutto sommato ci sembra la soluzione migliore; la protegge bene e non esercita nessuna pressione sulla parte dolorante. Mentre Suor Felicitè la preparava abbiamo notato con piacere che l’occhio destro era aperto e che Fatimatà si guardava tranquillamente intorno senza segni di sofferenza. Anche la risposta agli stimoli era abbastanza buona e siamo riusciti a strapparle un sorriso. Dal momento che sembrava reagire bene, abbiamo provato a mostrarle un pezzetto del film Kiriku, che ha guardato per diverso tempo con attenzione mostrando segni di interesse. Da giovedì a oggi, quello di stasera è stato, senza dubbio il miglior paio d’ore.

Domani a quest’ora sarà in ospedale, l’attesa è finita, iniziamo a guarire.

Aggiornamenti e considerazioni

Questa sera a cena Fatimatà si è mostrata più presente e un po’ meno apatica. Tutto sommato un’ottima impressione. Riusciamo solo a immaginare cosa possa provare e il costante incalzare di esperienze, che quando sono solo nuove va ancora bene. Iniziando dagli aerei, due, che ha dovuto prendere e le 12 ore circa di viaggio, per non parlare dei 25/30 gradi di temperatura in meno, il freddo intenso, anche se amorevolmente vestita e coperta a dovere dalla sua accompagnatrice Suor Felicitè, il traffico autostradale dell’A4, la città e subito l’ospedale per la prima indispensabile visita oculistica. Una quantità e varietà di stranezze vissute nell’arco di una manciata di ore. Aggiungendo che si trova in precarie condizioni di salute e il dolore che sta provando, ci è difficile immaginare la portata del carico emotivo che sta sopportando. Non siamo riusciti a chiamare i suoi in Burkina perchè non hanno il telefono, ci piacerebbe che potesse sentire la sua mamma e per domattina abbiamo fissato con loro un appuntamento telefonico presso l’ambulatorio medico del suo villaggio. Sempre domani verrà visitata dai pediatri, i neurochirurghi e ancora l’oculista. Inizia per lei un percorso fatto di esami e visite che precedono l’intervento, molto difficile e duro per una bimba di soli 10 anni. Aiutarla con tutte le nostre forze ad affrontalo, è da questo momento il nostro scopo.

Finalmente!!!

Questa mattina alle 10:40 è atterrato all’aeroporto di Verona l’aereo che ha portato in Italia Fatimatà e Suor Felicité. In questo momento, alle 5 di pomeriggio, stanno entrambe riposando serenamente a casa di Cristina e Filippo. Il mese di telefonate assillanti alle ambasciate e documenti di tutti i tipi, hanno prodotto davvero i frutti sperati. Questa notte erano in volo e finalmente sono arrivate.

Purtroppo il mese trascorso dall’ultima volta che Filippo ha visitato la bambina, inevitabilmente non ha potuto che far peggiorare la situazione e abbiamo trovato Fatimatà molto dolorante e abbattuta. Anche per questo motivo, già alle 12 circa è stata visitata e medicata da una oculista che ha riscontrato la presenza di una ulcera corneale (ferita sulla superficie dell’occhio). La dottoressa stessa ci ha confermato che ferite di questo tipo sono estremamente dolorose. Nei prossimi giorni Fatimatà inizierà una serie di esami preliminari indispensabili per l’intervento che in ogni caso, vista la situazione, gli stessi medici coinvolti ritengono debba essere fatto al più presto. Per chi ancora non lo sapesse Fatimatà ha un tumore benigno che da diverso tempo cresce all’interno del suo cranio. Questo tumore le comprime il cervello e spinge in fuori l’occhio sinistro che ormai è quasi integralmente esposto. La malattia in se non sarebbe neanche delle peggiori che possono capitare i questa parte del corpo, tuttavia è ormai in uno stadio talmente avanzato da comportare complicazioni e rischi anche non del tutto prevedibili. In questo momento non possiamo nascondere una certa tensione, tuttavia, averle intraviste tra le porte scorrevoli del terminal arrivi dell’aeroporto è stato per noi motivo di grande sollievo.

Imprevisti a parte, ora ci sono tutti i presupposti perchè la vicenda si sviluppi nel migliore dei modi.